EMERY SMITH AFFERMA AVER DISSEZIONATO CORPI ALIENI

EMERY SMITH AFFERMA AVER DISSEZIONATO CORPI ALIENI

Questa è una di quelle storie che vengono sempre etichettate come Fake dagli scettici. Vediamo di capirci qualcosa:

Intanto, chi è questo signore?

Emery Smith III è nato il 28 gennaio 1972 dai suoi genitori Emery e Dorothy Smith a Plainfield, nel New Jersey. A circa 8 anni, si trasferì a Fort Myers in Florida con una passione per l’universo e una fissazione sulla scienza, in particolare aerospaziale e biologica. Eccellendo in tutte le sue classi in così giovane età, Emery rapidamente ha avanzato la sua formazione e perseguito il suo sogno di entrare nella U.S.Airforce.

All’età di 13 anni, ha deciso di unirsi a una pattuglia della polizia civile locale, ed ha anche partecipato a tutte le attività extra curriculari che avrebbero migliorato il suo curriculum, la sua conoscenza e la sua esperienza all’interno dell’esercito. Tutto il tempo impiegato e gli avanzati corsi di formazione hanno dato i loro frutti, ed Emery è riuscito rapidamente a raggiungere i suoi obiettivi.

Emery ha studiato e lavorato come medico al primo soccorso chirurgico presso la Kirtland AIrforce Base ad Albuquerue, nel New Mexico, e fuori sede presso l’UNM Hospital come assistente chirurgico e paramedico. Queste posizioni gli hanno permesso di lavorare con diversi chirurghi specializzati, da cui ha appreso diverse procedure e le tecniche utilizzate. La conoscenza raggiunta da Emery divenne molto preziosa per coloro che cercavano un assistente con tali abilità nei laboratori sotterranei compartimentati.

A Emery è stato offerto un lavoro sia presso le strutture del Sandia National Laboratory che presso le strutture del Los Alamos National Laboratory, a causa della diversa esperienza chirurgica e delle intense conoscenze di biologia e genetica raccolte durante il suo periodo di lavoro e di studio presso la base e presso gli ospedali.

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Bene, quindi non è proprio un comico da show televisivo, questo lo possiamo dire. E allora, questi alieni?

Emery, che ha concesso una intervista di circa 40minuti a Gaia, il gruppo ufologico Americano, ha raccontato in video una storia difficile da prendere subito come buona. Spiega di come sia finito a lavorare nei laboratori a gestione governativa situati in basi sotterranee tenute segrete. In quell’ ambiente, ma lui lo sapeva già, esiste una metodica chiamata ” need to know” ( letteralmente: necessità di sapere) per la quale non conta il grado militare, ma solo le qualifiche e il progetto in cui si è coinvolti. Ad ogni militare viene detto lo stretto necessario per permettergli di portare a termine il lavoro che gli è stato assegnato. Ecco che Emery ci racconta di come iniziarono ad arrivare in laboratorio tessuti da analizzare, che lui non aveva mai visto.

Non erano corpi, piuttosto piccole parti, lembi di pelle e carne, una porzione di sistema nervoso, solo piccole sezioni all’inizio, campioni di sangue ed altro ancora. Nell’intervista dichiara di avere analizzato negli anni più di tremila campioni. Le uniche informazioni che ricevette per i primi anni erano solo istruzioni tipo: preleva del sangue da questo campione ed analizza, estrai il nervo da questo pezzo, e così via.

Poi in laboratorio iniziarono ad arrivare parti più grandi. Un dito umano con una pelle che sembrava quella di un pesce, un arto umano che sembrava somigliare a un qualcosa di felino, insomma, un lavoro non adatto ai deboli di stomaco.

Nell’intervista, che potete trovare in inglese su YouTube, spiega come abbia nel tempo capito, che alcune di queste creature interagivano con le loro attrezzature a livello biotecnologico, e si interfacciavano con esse. Ci dice di avere personalmente visto diversi tipi di mezzi extraterrestri, e di aver appreso che ne esistono di diversissimi tra loro, appartenenti alle varie razze. A quanto dice, le intelligenze artificiali integrate rendono gli ufo ( non si può parlare di velivoli) quasi senzienti e capaci di reagire o di “lasciarsi guidare ” solo dal portatore di una determinata firma genetica. Non esistono comandi, la macchina semplicemente legge il pensiero del pilota, grazie ad una interfaccia. Dice che le tecnologie trovate a bordo sono quasi inimmaginabili da noi comuni mortali, e che addirittura pare abbiano potuto ottenere dei farmaci da queste scoperte, che ovviamente, non sono stati resi pubblici.

“Se avessimo tutto questo ora, a disposizione per tutti, cambierebbe radicalmente la vita di tutti gli abitanti del pianeta” afferma Emery

Smith si accoda a William Thompkins, E. Snowden, C. Goode, al ministro Hellier, al vicepresidente Medvediev, a Steven Greer, e circa altri 600 nomi che stanno disperatamente gridando la stessa cosa. Esiste una elite che agisce al di fuori di ogni legge e controllo e proteggono il loro potere.

Dover ammettere che gli alieni esistono, porterebbe appunto la comunità scientifica a chiedersi come sono arrivati qui. E allora l’energia di punto zero, far apparire acqua in un bicchiere vuoto solo grazie all’aria, curare le malattie, ripulire Fukushima dalle radiazioni, tutto questo diventerebbe possibile. È tutto qui. Potere e controllo da mantenere.

Smith ha collaborato viso a viso con i Tall- whites ( gli alti bianchi) una razza da noi chiamata i “nordici” per via del loro aspetto, per circa 10 anni.

Parla ampiamente di come era euforico nell’andare a lavoro in quel periodo per avere quella straordinaria possibilità, imparare cose nuove, vedere tecnologie fantastiche, e anche, -continua Emery- poter capire che sono esseri come noi, che hanno famiglie e problemi, anche se come dice lui sono un po’ più avanzati e maturi, rispetto a noi.

Si dilunga sulle loro “facilty” sotterranee e sulle routine che dovevano seguire giornalmente,le procedure di sicurezza, ne descrive gli interni, ne descrive i materiali e gli arredi persino, insomma, non lesina su nessun dettaglio. La mia personale impressione è che supererebbe una macchina della verità.

Se tutto questo vi suona completamente incredibile, provate a collegarlo con ciò che afferma Charles Hall, ex militare ora prolifico autore, un altra persona con una storia tutta da scoprire, per chi non la conosce, ma ce ne occuperemo presto.

D. Cristallo

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