UFO, il Pentagono autorizza i testimoni a parlare e pubblica 71 nuovi file: cosa cambia davvero
Una deroga legale apre un canale protetto per chi sa qualcosa sugli oggetti volanti non identificati, mentre la sesta tranche di documenti declassificati porta online video e studi dal 1952 al 2025. Prove di vita aliena, però, ancora non ce ne sono.
Nel giro di pochi giorni, a metà settembre 2026, il governo americano ha messo in fila due novità sul dossier UFO. La prima riguarda le persone, la seconda i documenti. Vediamo cosa è successo e cosa significa.
La deroga: chi sa può parlare, ma solo con il governo
Il Dipartimento della Guerra, nome con cui l’amministrazione Trump indica il Pentagono, ha annunciato una “deroga legale mirata”. Il provvedimento permette al personale in servizio e a quello in congedo di fornire informazioni sulle indagini relative a UFO e fenomeni anomali non identificati (UAP, nel linguaggio militare).
Il meccanismo funziona così: chi ha accesso, o ha avuto accesso, a informazioni di difesa nazionale sul tema può rivolgersi ai rappresentanti di PURSUE (Presidential Unsealing and Reporting System for UAP Encounters), il sistema presidenziale creato per raccogliere le segnalazioni. Farlo non comporta sanzioni per la violazione degli accordi di riservatezza firmati in precedenza.
Il comunicato presenta la misura come attuazione della linea di piena trasparenza voluta da Donald Trump. È però un canale protetto verso il governo: non autorizza a diffondere pubblicamente quanto si sa.
Il percorso che ha portato fin qui
La deroga è l’ultimo tassello di una sequenza. A febbraio il presidente ha promesso di rendere pubblici i documenti governativi sulla vita aliena ed extraterrestre, incaricando il Pentagono e le altre agenzie di avviare l’identificazione e la pubblicazione dei materiali. L’8 maggio è arrivato il primo rilascio, con circa 160 file. A luglio, secondo quanto riportato da Fox News, la Casa Bianca avrebbe poi chiesto alle agenzie federali di rinunciare agli accordi di riservatezza firmati da ex dipendenti e collaboratori che avevano cooperato alle indagini.
18 settembre: la sesta tranche di file
Dopo la deroga è uscito il sesto lotto: 71 documenti, tra cui 55 PDF, 15 video e un audio, per un arco temporale che va dal 1952 al 2025. Sessantasette file arrivano dal Dipartimento della Difesa, quattro dalle forze dell’ordine locali del Colorado. Quasi tutti, 64 su 71, hanno parti oscurate, che secondo il Pentagono servono a tutelare l’identità dei testimoni e dati su siti militari non legati agli UAP.
Il video del 1952 che ha fatto il giro dei social
Il materiale più condiviso online è un filmato a colori girato il 2 luglio 1952 a Tremonton, nello Utah, da Delbert C. Newhouse, ufficiale della Marina. Mostra puntini luminosi difficili da identificare. È una ripresa amatoriale e la pellicola, come si vede dal montaggio, fu riutilizzata per altri contenuti. Il caso è noto da decenni e in passato è stato ricondotto a palloni o a uccelli.
AAWSAP: guardare al 2050
Il blocco più significativo sul piano istituzionale riguarda l’AAWSAP, programma avviato nel 2008 dall’intelligence della Difesa per capire quali sistemi d’arma aerospaziali avanzati una potenza straniera avrebbe potuto sviluppare entro il 2050. Il Dipartimento classifica questi studi come documenti di riferimento, cioè sintesi di ricerca, non come prova che quelle tecnologie esistano.
La voce del capitano Ruppelt
C’è anche la registrazione audio, della durata di un’ora, di una conferenza del 1952 del capitano dell’Aeronautica Edward Ruppelt. Racconta che circa il 20% degli 800 casi esaminati proveniva da testimoni molto credibili e restava senza spiegazione. In altre parole: nessuna conclusione possibile con i dati disponibili.
Cosa non c’è nei file
Mancano resti di velivoli, analisi di materiali e prove biologiche. Già un rapporto del Pentagono del 2024 aveva concluso che non c’erano prove di attività extraterrestre e che la maggior parte degli avvistamenti si spiegava con fenomeni atmosferici, palloni, uccelli o satelliti. Quel rapporto era arrivato dopo le dichiarazioni dell’ex ufficiale dell’intelligence David Grusch su un presunto programma segreto di recupero di velivoli.
Trasparenza reale o controllata?
Chi vede il bicchiere mezzo pieno sottolinea che, dopo decenni di segretezza, il governo ha aperto un canale ufficiale e pubblica documenti con regolarità. Chi è più scettico fa notare che il flusso delle informazioni va dai testimoni al governo e non viceversa, e che i file restano in gran parte oscurati. Il banco di prova saranno i prossimi mesi: capire se le segnalazioni raccolte da PURSUE si tradurranno in rilasci pubblici e verificabili.





